“Il santo e il diavolo”

images (1)di  Stefano Mannironi – Arci Solidarietà e Sviluppo – Nuoro

Ho seguito con attenzione la vicenda relativa al probabile acquisto dell’Ospedale San Raffaele da parte di una fondazione che farebbe capo all’emiro del Qatar.

Non conosco i termini precisi del possibile accordo ma da quanto riportato nei giornali si paventerebbe un investimento decennale di oltre un miliardo di euro erogato dalla suddetta fondazione a fronte di un costo di circa 60 milioni euro annui a carico della Regione Sarda .

Una spesa, dunque, tutt’altro che indifferente per  le magre risorse della nostra terra,  per la probabile creazione di una struttura che a regime consentirebbe la disponibilità di circa 250 posti letto ed il funzionamento di alcuni reparti che di fatto sono già operanti nelle altre strutture ospedaliere esistenti nel territorio.

La prima domanda che, dunque, dovrebbe porsi ogni persona dotata di comune buon senso non può che riguardare l’ammontare dell’investimento posto a carico dei cittadini sardi al fine di valutare se il rapporto costi / benefici sia o meno conveniente per la comunità, e la risposta non potrà che essere negativa all’esito di una semplice operazione matematica alla portata di tutti.

Se invece di spendere circa 60 milioni annui per creare una struttura nuova che nella sostanza nulla aggiunge ai servizi già forniti  dagli ospedali esistenti, parte di quelle stesse risorse , neppure tutte, fossero annualmente destinate al potenziamento delle strutture già operanti  nel territorio (non ultimo l’ospedale di Olbia), si raggiungerebbero gli stessi effetti  con minore dispendio di denaro e senza creare inutili doppioni nel servizio offerto.

Il progetto non sembra sostenibile neppure laddove si analizzi sotto il profilo dell’auspicato aumento della occupazione. Sul punto l’assurdità della posizione della RAS non può non apparire manifesta laddove la si analizzi con il dovuto distacco.

Da un lato, infatti,  è inibito alle aziende sanitarie attualmente operanti di procedere a nuove assunzioni dovendosi le stesse attenersi ai vincoli di bilancio e di spesa imposti dal governo nazionale e da quello comunitario, circostanza questa che da tempo influisce sulla qualità del servizio fornito stante la carenza di personale, in alcuni settori della sanità divenuta ormai cronica.

Nel contempo, con l’apertura del San Raffaele  si vorrebbe creare una nuova struttura che dovrebbe comportare nuove assunzioni  – i primari pare che arriveranno addirittura dall’estero -, dando così origine a delle possibile spese che, se non autorizzate in deroga dal governo di Roma,  renderebbero inadempiente ai predetti vincoli la stessa RAS così esponendola a tutte le conseguenze del caso, anche sotto il profilo strettamente sanzionatorio.

Non solo, ma a fronte del sorgere di una nuova struttura ospedaliera si rischia di vederne chiudere altre per carenza di mezzi e di persone,  considerato che le risorse a disposizione della Regione non sono illimitate e devono comunque essere divise tra tutte le strutture esistenti, rendendo del tutto discutibile il progetto anche per detto motivo.

Eppure, nonostante i suddetti rilievi siano stati sollevati da più parti è stato imposto dal governo romano una sorta di aut aut che ha nella sostanza messo sull’attenti il  Presidente Pigliaru e tutti quelli che gli stanno attorno, quasi che la Sardegna aspettasse l’arrivo del messia del Qatar per risolvere i propri problemi sulla sanità.

Le ragioni che mi inducono a ritenere non conveniente per la nostra Isola il raggiungimento di un accordo con la Fondazione del piccolo emirato non sono peraltro di natura strettamente economica ed è bene che le stesse siano portate a conoscenza di tutti i sardi affinchè conoscano chi è realmente il partner con il quale intendiamo obbligarci.

Il Qatar ha infatti finanziato in Egitto i Fratelli Musulmani non tanto per sostenere la c.d. “primavera araba” di detta nazione, quanto piuttosto per far affermare la corrente sunnita al fine di contrapporla a quella wahabita sostenuta dalla Arabia Saudita , dagli Emirati Arabi e dal Kuwait.

Ciò è tanto vero che all’esito della defenestrazione del presidente legittimamente eletto dagli egiziani , Mohamed Morsi, ad opera dei militari sostenuti dall’Arabia Saudita and friends , gli stessi qatarioti si sono ritirati in buon ordine lasciando al loro destino il popolo delle piramidi.

Il Qatar è inoltre sospettato di essere il mandante dell’assassinio del tunisino Chokri Belaid , storico leader del partito unificato dei patrioti democratici, ucciso il 6 febbraio 2013 a Tunisi, mentre identico sospetto grava su detto emirato in ordine al ferimento del presidente della Mauritania Ould Abdel Aziz, nell’ottobre del 2012 (v. Nigrizia – Marzo 2014 pagg. 30 e segg.).

Il Qatar ha altresì ampiamente finanziato e finanzia i gruppi jihadisti che da qualche anno impazzano nel nord del Mali ed altri gruppi di terroristi islamici che operano in Siria ed in altre parti del mondo.

Di tuttociò sono ben coscienti sia i partner europei che gli stessi Stati Uniti, i quali sono comunque propensi a chiudere entrambi gli occhi sulle malefatte dell’emirato semplicemente perché il Qatar , ed anche le altre monarchie della penisola araba, hanno enormi quantità di petrodollari che utilizzano per acquistare armi od assumere il controllo azionario di banche o di quelle importanti società multinazionali che ormai governano il mondo.

Al quadro così descritto si aggiunge altresì il fatto che le petromonarchie , quella qatariota compresa,  stanno utilizzando i loro immensi capitali per acquistare immense estensioni di terra in tutto il mondo per fare fronte ad una possibile futura crisi alimentare, così sottraendola alle popolazioni locali che si vedono in tal modo  private dell’unico bene  che consente loro quanto meno di procurarsi un reddito di sussistenza, rendendole così ancora più povere (v. Nigrizia – Marzo 2014 cit.).

Non tenere conto di tuttociò prima di stipulare qualsiasi accordo di tipo commerciale con la fondazione del Qatar in vista della realizzazione dell’Ospedale San Raffaele  vorrebbe dire  che si intende concludere un patto con il diavolo,  dove l’etica non avrebbe alcuna rilevanza perché finirebbe con il contare soltanto il vile denaro, quale che sia la sua provenienza e di chiunque sia la mano insanguinata che a noi lo corrisponde.

In tal senso, auspico che ci rappresenta nelle sedi istituzionali dimostri non solo a parole la propria coerenza  nel rispettare quelle regole del diritto e dell’etica che costituiscono il fondamento di un moderno Stato di Diritto.

 

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